Il 18 novembre 2011, nell’Aula Magna del Liceo Classico “Pitagora”, si è tenuto un incontro con le classi seconde per celebrare la giornata nazionale dei Testimoni della Giustizia. A introdurre l’incontro, insieme alla docente Carmen Barbieri (organizzatrice dell’evento e Funzione Strumentale Enti Esterni), è stata il Commissario Parise, la quale ha illustrato esaurientemente la funzione del Testimone di Giustizia. Con la legge n. 45 del 13.2.2001, lo Stato ha riconosciuto Il ruolo di Testimone di Giustizia al fine di riconoscere diritti e protezioni a una figura che già esisteva, ma non era ufficializzata, ovvero il Collaboratore di Giustizia. Per il Testimone di giustizia la vigente legge prevede una protezione totale compresa la tutela dei propri stretti familiari,con il totale annullamento dell’identità originaria e assumendone una nuova. La protezione implica che la persona tutelata deve vivere in luogo completamente ignoto a chiunque. I rischi che si vanno a correre facendo questa scelta di vita sono molteplici, ma allo stesso tempo è un atto di grande coraggio e collaborazione finalizzato a estinguere quelle che sono le note negative del nostro paese. Lo Stato protegge, come prevede la legge, l’individuo che si presta alla collaborazione con lo Stato finalizzata all’abbattimento della criminalità organizzata,sino al termine dei rischi. Ecco la definizione dei Testimoni di Giustizia presente nell’articolo 16 bis D.L 8/91 ampliato con la legge 45/2001: “Coloro che, senza aver fatto parte di organizzazioni criminali- anzi essendone a volte vittime, hanno sentito il dovere di testimoniare per ragioni di sensibilità istituzionale e rispetto delle esigenze della collettività, esponendo se stessi e le loro famiglie alle “reazioni degli accusati e alle intimidazioni della delinquenza”. A proposito di questo tema è stato proiettato un film “La siciliana ribelle” della regia di Marco Amenta (2008) seguito da un dibattito animato dagli studenti stessi. Il film è liberamente ispirato ad una storia vera, la storia di Rita Atria.
Rita, una ragazzina di soli 17 anni appartenente ad una famiglia di criminali, una mattina del 1991 decide di recarsi alla procura di Palermo per rivendicare i diritti del padre e del fratello che erano stati bruscamente uccisi. E’ il primo caso in cui una persona proveniente da una famiglia mafiosa si ribella apertamente all’organizzazione aiutando la Procura a svolgere, con maggiore efficacia, le indagini. Da quel momento,diventa collaboratrice di giustizia e la sua vita di prima viene completamente annullata, tanto che deve trasferirsi a Roma con una nuova identità. Viene minacciata da tutti, persino dalla madre e dal suo fidanzato che cercano di farle cambiare idea. Lei continua determinata a seguire e testimoniare nei processi. Uccidono il Giudice che segue le indagini (Borsellino), al quale si era affezionata come ad un padre e, sette giorni dopo, decide di suicidarsi gettandosi dal settimo piano del suo residence segreto. Un film sicuramente molto crudo, dove la realtà della nostra nazione ti si riversa negli occhi e ti porta a riflettere. Ti viene da pensare se a compiere un atto di coraggio del genere sia davvero stata una ragazzina di soli 17 anni o un essere speciale che, in quanto tale, non ha età. La docente Barbieri ha preferito che la visione del film fosse rivolta alle classi seconde, per la crudeltà degli argomenti e la violenza delle scene .Il film ha riscosso un grande successo fra i ragazzi che ne hanno tratto un insegnamento di vita e un grande esempio di coraggio.
Francesca De Martino II^G

